sabato 31 ottobre 2009

La generazione contemporanea

Un evolversi costante è stato il procedere della storia, dove ricordi accavallano altri ricordi. E così che viviamo noi, sdraiati con poca compassione sulla schiena dei nostri antenati e ne calunniamo i pensieri, le tradizioni, come fossero stati alieni, demoni da scacciare, voci da far tacere. La nuova generazione non ammette educatori perché crede di non avere bisogno di educatori. Siamo in piedi, con la testa alta, potenti, sviluppati. Siamo come i grattacieli che sfidano la natura e minacciano il cielo a cui basta tagliare la base e tutto precipite inesorabilmente al suolo. Stiamo tornando bambini, perché bambino è chi non viene educato a crescere anche se in questo caso sarebbe più corretto dire “chi non vuole farsi aiutare a crescere”.

Materialismo e idealismo si fondono confondendosi l’uno nell’altro e perdendo la loro identità. E’ questo ciò che siamo oggi, le identità perdute dei nostri antenati. L’astrattismo è la corrente che ci identifica. Un astratto senza regole, ne principi, ne supervisori.

La verità è che ci siamo abbandonati a noi stessi da molto tempo. Piace farci trasportare dal vento senza sapere cosa esso sia. Sfidiamo la natura senza conoscere i suoi segreti.

Non siamo animali, ne belve. Perché animali e belve sanno cosa sia la natura. Noi siamo solo pupazzi dei pochi che sono resi conto di come cammina il mondo. Ci siamo fatti marionette e abbiamo consegnato i fili ai nostri governanti per obliare quel senso di responsabilità che non abbiamo voluto imparare.

E adesso come conseguenza dei nostri errori, marciamo come marciscono le mele, in attesa che qualcosa o qualcuno ci tiri fuori dal pozzo della disperazione.

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